Il nuovo orgoglio tedesco

Personalmente mi ha sempre affascinato la storia della Germania e del popolo tedesco, una storia fatta di grandezza, di  grande potere e influenza, ma anche di brucianti sconfitte, di guerre, di morti e di umiliazioni. Pensateci bene,pensate che un qualsiasi altro popolo, oltre a quello tedesco, sarebbe stato in grado di rialzarsi dopo ben due sconfitte nelle guerre mondiali e oltre quarant’anni di divisione interna, passando per il nazismo?

Eppure dopo tutto questo, si può comodamente affermare che ora la Germania sia il paese-chiave del Vecchio Continente, il suo traino, la nazione in cui si decide ciò che è buono e bello per esso.

Ma perchè proprio la Germania ha assunto questo ruolo di pressochè innegabile leadership nella nostra bella Europa? Oltre al sottoscritto, se lo è chiesto anche Stefano Vastano, che dalle pagine dell’Espresso del 5 Aprile, ha cercato di risalire a quelle che possono essere le cause di questa “marcia in più” tedesca. Secondo l’autore dell’articolo, il segreto della Germania sta nell’aver recuperato la propria identità e nel non vergognarsi più del proprio passato.

Ragioniamo ora su questi piani paralleli, ma tra loro indissolubilmente intrecciati e cerchiamo di capire quali possono essere i meriti di queste due conquiste.Secondo il parere di autorevoli storici,filosofi e intellettuali tedeschi, come Diner,Safranski e Sturmer, la Germania sta riscoprendo quelle che sono state le virtù cardinali della Prussia: Ordine,Disciplina e Parsimonia. Le ragioni di questo ritorno ai valori del passato prussiano si possono ridurre a un denominatore comune: in seguito alla riunificazione e allo spostamento della capitale a Berlino la Germania ha cambiato baricentro e volto. Il passaggio dall’occidentale Bonn,cattolica, rivolta al Mediterraneo e alla Francia in particolare, all’orientale Berlino, città protestante, prussiana appunto, ha segnato la nascita di un nuovo orgoglio tedesco, di una nuova identità. E di questa identità pare che i tedeschi non abbiano più timore, ma che anzi ne rivendichino sempre più l’autenticità e il valore.

A testimoniarlo vi è una serie di iniziative in escalation che in Germania hanno senza alcun dubbio lasciato il segno. Basti pensare alle mostre a ad altre numerose iniziative culturali dedicate al 300° anniversario della nascita del sovrano di Prussia, Federico il Grande, colui che pose le fondamenta di quello stato centralizzato e militarizzato che dal 1871 al 1918 era conosciuto come Secondo Reich.

Dan Diner, che insegna all’Università di Lipsia, afferma che i tedeschi pensano ormai di essere un popolo come tutti gli altri, un popolo che ha un’ identità collettiva. E per avere un’identità collettiva occorre essere delle vittime. Lo sono anche i tedeschi? Secondo Diner sì. A testimoniarlo ecco l’ondata di libri e film che hanno inondato il pease negli ultimi anni. Basti pensare a “La Caduta“, un film del 2004 che ha presentato un Hitler cattivo, sicuramente, ma soprattutto con i tedeschi o alla fiction televisiva “Dresden”, che ha rappresentato il bombardamento e la distruzione della città sull’Elba da parte degli alleati. La tv tedesca ha insomma fatto rivivere le pene del popolo tedesco e si è ricominciato a parlare anche delle violenze perpetrate dai soldati sovietici alla fine della guerra.Che siano questi tentativi di recuperare un pò di orgoglio nazionale, di non vergognarsi più della propria Storia o perlomeno di non ridurla ai soli dodici anni di nazismo?

Ma riprendiamo ora l’intreccio con il problema identitario, al discorso sulle radici prussiane. Dice Diner:” la Prussia non rappresenta nè un territorio nè un’etnia, ma bensì un codice di valori, codificati da Max Weber nei suoi scritti sul capitalismo e sull’etica del protestantesimo“. E’ stato dunque il codice culturale radicatosi in Prussia del protestantisimo, la sua etica, il suo messaggio , un forte elemento propulsore di cementificazione dell’identità collettiva tedesca? Pare di sì, o è soltanto un capriccio della Storia che l’attuale Presidente della Repubblica Gauck sia un pastore luterano e che la cancelliera Merkel sia figlia di un sacerdote protestante? E sarà un caso che ambedue provengono dall’ex Ddr, ovvero dalla Prussia?

Passiamo ora a approfondire cosa sia questo codice culturale, questo insieme di valori prima prussiani e protestanti, ora tedeschi. Ce lo spiega lo storico Paul Nolte, storico e consigliere fidato della cancelliera. Egli declina le tre virtù prussiane di cui abbiamo parlato all’inizio dell’articolo.

Ordine significa cura dell’ambiente, rispetto della società e dell’autorità statale. Disciplina significa strenua dedizione al lavoro. Parsimonia non necessità spiegazioni, ma Nolte introduce un terzo valore, quello della Fortuna. Ci vogliono infatti particolari e favorevoli circostanze storiche per aver successo. E così, in nome dell’etica protestante nasce quella Germania, con al centro Berlino, che non si vergogna più del proprio passato e dove si può persino essere patrioti.

Francesco

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4 risposte a Il nuovo orgoglio tedesco

  1. Anonimo ha detto:

    Penso che questo sia il miglior articolo presente fino ad ora sul blog…complimenti! Devo documentarmi su un paio di cose prima di poter esprimere la mia opinione al riguardo…in quanto sin d’ora penso che non basti il recupero dell’identità del popolo di un paese per poter diventare leader…

    Oscar Giannino, in uno dei suoi numerosi interventi, ha parlato della capacità del Governo tedesco di investire nella Germania est e di indebitarsi per poi avere un rilancio dell’economia…pensi che questo potrebbe succedere anche con un investimento da parte dell’Italia nel meridione?

    In regioni quali: la Basilicata, la Puglia, la Calabria etc ci sono molti spazi che necessitano di essere ricostruiti o similia…perchè non creare occupazione proprio in queste zone piuttosto che spendere miliardi per la tanto acclamata TAV?

    Che cosa possiamo imparare dai tedeschi?

    PS Continua così!

    Alessandro

  2. leonardo ha detto:

    Ottimo articolo e ottimo commento da parte di Ale, credo che una risorsa nel nostro Paese che potrebbe essere uno dei trampolini di “RI”lancio del nostro paese sia il PAESAGGIO, inteso come manifestazione fisica di una realtà coerente, espressione di valori da recuperare e profonda conservazione dell’identità propria di un territorio.
    Il meridione di questo PAESAGGIO ne è ricco, e l’Italia intera, ci sono all’estero numerosi interventi di paesaggio che riescono grazie alla loro qualità a rilanciare economicamente il territorio su cui si opera, penso all’High line di New York, capace di convertire una vecchia sopraelevata inutilizzata, in un parco lineare urbano! qualcosa di fantastico, ma è solo uno dei casi che potrei citare, la Francia impera su questo tipo di interventi.
    Perciò una delle cose che potremmo fare sarebbe sensibilizzare il popolo Italiano alla conservazione del Paesaggio che diventerebbe una loro fortuna e forse la fortuna del Paese intero, purtroppo in Italia quando si parla di Paesaggio si pensa sempre che sia qualcosa di intangibile e superfluo, invece è qualcosa di radicale su cui tutti i giorni viviamo e che secondo me potrebbe unire il popolo nella consapevolezza della più grande risorsa d’Italia, l’energia della bellezza.

  3. leomarche91 ha detto:

    Cosa possiamo imparare dalla Germania? Tanto, tantissimo, potremmo esportare e applicare modelli economici,politici e sociali, ma dimenticate una cosa di fondamentale e tragica importanza: in Germania non esistono organizzazioni criminali di stampo mafioso che gestiscono in modo capillare il territorio a proprio piacimento. E se ci fossero, credete che il problema si trascinerebbe come nel caso italiano per cosi tanto tempo? Qua si tratta di diversa mentalità, diverso patrimonio culturale, diverso rapporto con le leggi e l’autorità, trovo difficile che si possa applicare il modello tedesco,soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia. Francesco

  4. Alessandro ha detto:

    Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa l’autore dell’articolo però…

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