La bellezza della Torre Velasca è il suo significato

La notizia: “La versione web del Daily Telegraph del 3 Aprile 2012 inserisce il palazzo progettato dello studio BBPR tra i ventuno edifici più brutti del mondo”

In questo articolo vorrei dimostrare che la critica mossa dall’autore del suddetto articolo è dovuta ad un errore di interpretazione, che, a quanto pare, ha dimenticato di considerare alcuni aspetti che rendono la Torre Velasca un emblema della modernità italiana e soprattutto manifesto di una nuova sensibilità nell’architettura mondiale: il rapporto con la MEMORIA e la CITTA’.

Non sono mai stato particolarmente patriottico, ma quando leggo tali considerazioni superficiali non posso esimermi dal rilevare come l’architettura italiana sia di indiscutibile qualità. Per questo motivo lo scopo di questo è articolo non è solo informare, ma cercar di far capire l’importanza ai lettori, di uno dei MONUMENTI della città di Milano: una delle IMMAGINI che ne hanno caratterizzato la rinascita nel periodo del boom economico.

Negli anni del dopoguerra l’Europa, l’Italia ed in particolar modo Milano si interrogavano sul nuovo tema della ricostruzione delle città bombardate, quindi gli architetti di allora si vedevano divisi tra:

  • il popolo: che chiedeva una ricostruzione “com’era e dov’era” di ogni edificio
  • la disciplina: che chiedeva innovazione linguistica
  • le Pubbliche amministrazioni: che esigevano grandi complessi abitativi di notevole impatto urbanistico per dare alloggi a tutti coloro che ne avevano la necessità in quegli anni

Occorreva evidentemente un intervento che ponesse un pò d’ordine e in fretta!

E’ stato proprio in questo contesto che gli architetti italiani degli anni ’50 hanno cominciato a formulare nuovi pensieri sull’architettura e sul suo rapporto con la MEMORIA.

Prima della guerra gli architetti si limitavano a ritenere che i fondamenti specifici della propria disciplina trovassero luogo nella forma e nell’astrazione, dopo la guerra invece, grazie a intellettuali e professionisti quali E.N. Rogers, Aldo Rossi, Vittorio Gregotti, Giorgio Grassi e molti altri, si cerca un rapporto mancante con la Città, intesa come realtà con cui il progetto deve saper interagire.

Le qualità architettoniche della Torre Velasca, sono molteplici e purtroppo per i BBPR (i progettisti dell’opera) non sono nemmeno esperibili ai più, ma ora proverò ad elencarne alcune:

SUOLO: la torre grazie ad un volume parallelepipedo basso e sviluppato in orizzontale, supplisce al bisogno dei “grattacieli” di relazionarsi con la città, (una qualità che per la prima volta negli stati uniti si vede poco prima della costruzione della Velasca, con il Lever Bld. di Skidmore, Owings & Merrill)

CORPO DI FABBRICA: è chiaro nelle intenzioni, suddividere in due parti l’articolazione funzionale, l’edificio per uffici e l’edificio per le abitazioni che nella maggiorparte dei casi sono dei lussuosi quadrilocali.

STRUTTURA: a sostenere il volume superiore sono i caratteristici “puntoni” frutto di una vera e propria sperimentazione tecnica degli ingegneri italiani che allora facevano scuola in tutto il mondo per le strutture in calcestruzzo armato, inoltre lo scheletro dell’edificio decide di mostrarsi e portarsi in facciata, scandendone gli assi compositivi di riferimento e rivelandone il materiale e le geometria (un pò come succede nelle chiese gotiche)

COMPOSIZIONE: è una tra le più paradigmatiche composizioni di facciata degli anni ’50, infatti le finestre mantengono degli assi, ma i moduli si alternano cercando un dinamismo  che se non ci fosse stato avrebbe reso troppo statico l’edificio

MATERIA: l’edificio è in calcestruzzo armato, ma l’aggiunta di aggregati di colore (arancione-rosso) all’impasto cementizio evita l’impatto del cemento grigio a favore di un conglomerato cementizio cromaticamente più consono ad un contesto che preferisce spesso e volentieri i materiali ceramici ai materiali più moderni come vetro ed acciaio

In poche parole l’edificio è un emblematica sintesi tra Tradizione e Innovazione, principi che guidano le scelte tecniche, compositive e funzionali, al fine di creare un’architettura che sia la soluzione per le problematiche del contesto prima esposto!

Si rileva inoltre che rispetto agli edifici dell’epoca, come il grattacielo Pirelli, la Torre Velasca ricopre un ruolo nettamente più decisivo per la cultura architettonica del tempo,  in quanto per la prima volta si pone un interrogativo sul rapporto tra città e ricostruzione, tale opinione andrebbe ulteriormente discussa e approfondita, ma per ragioni di spazio rischierei di uscire fuori tema.

Vorrei concludere dimostrando che chi sostiene l’esistenza di un eventuale richiamo dei BBPR alla figura del “fungo”, ovvero della “torre medioevale” dimentica che,  il volume superiore dell’edificio è più ampio semplicemente perchè la funzione degli ambienti abitativi richiede maggiore spazio e la sapienza degli architetti è stata quella di aver saputo tradurre un esigenza funzionale in occasione estetica, con quel grande aggetto sostenuto dai puntoni, diventata appunto la peculiarità dell’opera.

Com’è possibile che all’interno del panorama architettonico italiano ci sia ancora qualcuno che si limiti a fornire un’interpretazione così superficiale riguardante la bellezza di un edificio senza prendere in considerazione le sue qualità più significative e progressiste?

Leonardo

fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_aprile_3/torre-velasca-brutta-parere-architetti-milanesi-sgarbi-boeri-daverio-2003934701378.shtml?fr=correlati

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Una risposta a La bellezza della Torre Velasca è il suo significato

  1. Beppe G. Vida ha detto:

    Cica la torre Velasca degli architetti urbanisti Belgiojoso -Banfi memory – Peressuti Rogers, ero un bambino piccolo; spesso ospite da una nonna che abitava in via Osti,4 (Corso di Porta Romana) poiche “schettinavo” il limite invalicabile era da una parte Via Mulino delle Armi dall’altra Piazza Missori. Quando sconfinavo, vedevo la costruzione della “Torre Velasca”; l’ho vista in costruzione e l’ho vista finita… Come architetto designer ne sono stato positavamente influenzato…Per il tempo era una costruzione coraggiosa; le persone che l’hanno progettata e coloro che hanno sostenuto il progetto, oltre a identificarsi come razionalisti audaci erano degli intellettuali con una precisa idealogia dell’architettura… Beppe G. Vida.

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