Le vere ragioni della crisi

Oggi vorrei cimentarmi in qualcosa di nuovo. Durante gli studi chi si iscrive al corso di laurea in Giurisprudenza deve affrontare tematiche che esulano dal piano prettamente tecnico-giuridico per incontrare discipline come: l’economia, la filosofia del diritto e l’informatica. 

Quest’anno ho deciso di seguire un corso dal titolo “Diritto delle banche e della borsa”. Premetto che non sono un economista e non voglio nemmeno spacciarmi per tale, ma ritengo che ogni buon cittadino dovrebbe sapere le motivazioni che hanno portato ai provvedimenti “lacrime e sangue” del nostro Presidente del Consiglio e, a buon ragione, chiedersi che cosa può fare il singolo per trovare una soluzione a quella che è stata definita “la più grande crisi dalla caduta di wall street”. 

Proprio per questo motivo l’Università Statale di Milano ha attivato un ciclo di conferenze sulla crisi economica con varie possibili soluzioni.

 Le ragioni “tecniche” della crisi

Ma partiamo dall’inizio. Questo articolo muove da un’analisi dell’origine della crisi economica dal punto di vista dell’illustre docente Francesco Denozza per poi arrivare a trattare di una delle possibili soluzioni fornite da Francois Morin al fine di illustrare la situazione globale per trarre delle osservazioni personali sul fenomeno.

La crisi economica non è un fenomeno naturale”, essa deriva infatti dallo scoordinamento di fattori che erano sottoposti al controllo umano. Il sistema bancario svolge fondamentalmente due funzioni:

  •  raccolta del risparmio
  • erogazione del credito

Per svolgere tali funzioni la Banca si rivolge a piccoli e grandi risparmiatori e reinveste tali risorse in attività produttive per trasformare la maturità del credito (cioè erogare credito in maniera superiore al credito che riceve). In un sistema di concorrenza perfetta la Banca si fa portavoce di due tipi di interessi:

  1. propri (lucro)

  2. sociali (esso permette ai clienti di avviare attività, aumentare il proprio benessere, fare investimenti etc… mediante il ricorso a prestiti)

Proprio per questa funzione sociale il legislatore si preoccupa di attuare una perfetta coincidenza di interessi, permettendo al piccolo risparmiatore di avere tutte le informazioni necessarie per poter usufruire del servizio.

Gli elementi di debolezza di tale sistema sono di origine:

  •  strutturale (asimmetria temporale tra raccolta e impiego del risparmio)
  • imparzialità della banca nell’erogazione del credito

  • economica → gli interventi della Banca stessa in un determinato settore implica un maggiore interesse della stessa

Fondamentalmente la crisi finanziaria è stata originata dallo strumento della cartolarizzazione del credito che ha permesso alle Banche di “spostare” il proprio credito su società create allo scopo di rivenderlo per avere liquidità monetaria.

Mi spiego con un esempio: Giovanni decide di accendere un mutuo per comprarsi una casa, si rivolge alla Banca X la quale fornisce il denaro contante a Giovanni. In seguito la Banca decide di rivendere tale credito alla società Y che a sua volta lo esternalizza agli investitori Z che riceveranno un interesse una volta che il debito sarà saldato.

Il problema strutturale di questa operazione sta nell’impossibilità, a causa dei numerosi passaggi, di Z di verificare l’attendibilità del prodotto acquistato: in sostanza Z compra un credito che non sa né da dove provenga né se sarà mai saldato. Tale situazione produce una mancanza di informazioni che genera a sua volta una mancanza di fiducia nel sistema bancario.

Per ragioni di spazio non è mio interesse entrare nello specifico per cui mi fermo qui. Ovviamente la crisi finanziaria è stata originata da diversi fattori, tuttavia non è mio interesse trattare dell’argomento in modo esaustivo, bensì dare ai lettori alcune chiavi di lettura per comprendere tale fenomeno estremamente complicato.

Un mondo senza Wall street

Frequentando l’Università lo studente medio viene ricoperto da volantini che pubblicizzano mostre, conferenze, incontri, seminari: insomma chi più ne ha più ne metta. Proprio in tale occasione mi è capitato tra le mani un volantino dal titolo accattivante “Un mondo senza Wall street” per cui ho deciso di partecipare alla conferenza tenuta dal docente Francois Morin.

L’illustre professore dopo averci fornito di un quadro sintetico delle ragioni della crisi ha parlato del suo libro (per l’appunto “Un mondo senza Wall Street”) nel quale ha espresso l’idea di un’economia che deve essere politica in quanto l’economia pura ha portato al disastro globale.

Egli inoltre ipotizza un mondo in cui circola una moneta globale intesa come bene comune dell’umanità. Essa è infatti uno strumento utile per effettuare transazioni commerciali, ma è impensabile pensare che da sola possa generare un profitto.

La nostra economia è infatti largamente influenzata dall’idea che la semplice detenzione della moneta possa produrre, tramite tassi d’interesse, un profitto per il soggetto che la detiene. Pensandoci un attimo tale situazione ingenera un paradosso: com’è possibile che senza produrre nulla un soggetto riesca a guadagnare?

Conclusioni

L’obiettivo per cui ho deciso di scrivere questo articolo è molto semplice. Non avevo intenzione di informarvi di un fenomeno (sono sicuro che altri sarebbero molto più bravi di me nel farlo) né di proporre soluzioni concrete, ma semplicemente invogliarvi a leggere, a informarvi e soprattutto a cimentarvi in campi che esulano dalla vostra preparazione accademica. Quindi, per citare un articolo di Oliviero Diliberto, giornalista che scrive per il Fatto Quotidiano: “L’ignoranza è recessione” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/l%E2%80%99ignoranza-recessione/192232/ ) . Sarà impossibile trovare una soluzione alla crisi fino a quando le permetteremo di espandersi, come un cancro, in ogni campo, fino a penetrare nel nostro intimo.

La vera crisi è dentro ogni ragazzo che decide di non andare a votare, dentro ogni uomo che non legge i quotidiani, dentro ogni anziano che rimane legato a ideologie anacronistiche e non riesce a stare a passo con i tempi.

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Per chiarire lo scopo di questo blog ritengo utile citare le parole di Jeremy Wright: "Fare blogging è per chiunque e tutti. Credo non esista nessuno che non trae beneficio dal conoscere sempre più persone, dall’imprimere un pensiero per sempre e dal lavorare e migliorare sempre i propri pensieri in maniera collaborativa." La proposta è semplice: esprimere la propria opinione in merito all'argomento trattato (non saranno tollerati off topic) in maniera civile e senza spam. Non ci sono altre regole, per cui vi auguro buon divertimento!
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4 risposte a Le vere ragioni della crisi

  1. Michele Lauria ha detto:

    D’accordissimo con tutto, meno che con la conclusione. Il fatto di non andare a votare non è poi così segno di crisi. Ok il rispetto verso chi è morto per darmi il voto, ma queste persone che sono morte hanno dato la vita per farmi votare qualcosa per la quale valga la pena di essere votata e soprattutto per far si che il mio voto valga qualcosa! Al giorno d’oggi non mi sento rappresentato da alcun partito o rappresentante politico e vedo il mio voto come una semplice X su un foglio di carta (tanto coi tempi che corrono, del tuo voto possono farne ciò che vogliono). Trovo più rispettoso verso i nostri morti non dar credito a quei dementi della Casta, e ripetere piuttosto lo stesso sacrificio che i nostri avi attuarono ai loro tempi. Se tutti ci astenessimo al voto voglio proprio vedere che decisione prenderebbero. Sarebbe palese la mancanza di Democrazia. Semmai dovessero decidere di fare di testa loro, state sicuri che il giorno dopo tutti andrebbero a votare, ma per nuove persone da mettere in politica, poichè le vecchie se non son morte sono ormai lontane dall’Italia.

  2. Anonimo ha detto:

    Replico al tuo commento con una semplice osservazione: se davvero nessuno di noi andasse a votare allora sì che sarebbe una vera svolta! Purtroppo però a un partito per vincere le elezioni non è necessario avere voti pari al 51% degli abitanti in italia, ma al 51% dei votanti…
    Per cui ti faccio un esempio in piccolo: 10 persone su 20 non vanno a votare…dei dieci 6 vengono influenzati (in modo poco lecito cit. corruzione) a votare per un partito…
    Bene quest’ultimo è legittimato a governare…
    E i rimanenti 14 cittadini? Sono legittimati a lamentarsi? Legittimati o meno il problema non si pone…ne subiranno ugualmente le conseguenze, per di più senza nemmeno aver esercitato un loro diritto!

  3. Alessandro Iocco ha detto:

    (ovviamente sono Alessandro, ho dimenticato di loggarmi)

  4. Michele Lauria ha detto:

    Ma il problema di fondo è il sistema di voto che hai espresso. L’espressione del voto dovrebbe essere importante. E’ preoccupazione del politico far si che la gente possa dire la sua. Detta così è come se il politico dicesse: “Ah, vabbè, sono cazzi vostri io faccio quello che voglio e governo”. Il rifiuto del voto è chiaramente seguito da una protesta verso l’intero sistema del voto; comprendente corruzione, falsifica del voto, ecc. ecc. ecc. Già parlare di queste cose significa sputare sulla tomba di chi ci ha dato la possibilità di votare. Chiaro che tutto ciò è inapplicabile e non partirà certo dal voto la protesta italiana (semmai avverrà), ma dal fatto che toglieranno anche il pane alla gente.

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