Governo tecnico: strategie e provvedimenti

Con l’articolo di oggi intendo proseguire il racconto che più mi sta a cuore; la storia che tratta del nostro Paese e della lenta e inesorabile perdita di sovranità che, cito l’art. 1 della nostra Costituzione (per chi , e spero siano sempre meno, non lo ricorda):

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Al primo anno della facoltà di Giurisprudenza si affrontano le due materie basilari che poi si incontreranno durante tutto il piano di studi: Diritto Privato e Diritto Costituzionale. Ho ancora alcuni cari ricordi della prima lezione di Diritto Costituzionale tenuta dalla docente Lorenza Violini, la quale, prendendo in mano la nostra Costituzione, ha sottolineato l’importanza delle parole: sovranità, lavoro, popolo.

Oggi ho comprato il Corriere della Sera e, cominciando a sfogliarlo, sono rimasto colpito da alcuni articoli che ho trovato strettamente correlati tra loro e dai quali ho tratto spunto per la mia opinio.

A pagina 6 la giornalista Monica Guerzoni tratta del tour in Asia del Presidente del Consiglio Mario Monti il quale enuncia l’obiettivo del “road show”, come lui stesso ha definito questo viaggio. Il nostro premier intende compiere due operazioni:

  1. vendere il “prodotto” Italia, in modo da attirare investitori esteri
  2. far capire che “l’Italia non è un problema per l’Europa, anzi può essere la soluzione dei problemi”

La prima impressione che mi sono fatto al riguardo è stata positiva: il Governo sta agendo bene.

Purtroppo però alla pagina successiva leggo “Avanti così e il governo va in crisi” (articolo di Lorenzo Fuccaro).

In questo articolo si ritrova la questione più attuale e calda del nostro Paese: la riforma del lavoro, che ho trattato nello scorso articolo. La novità che si rileva è la mancata adozione da parte del Governo del decreto legge in cambio di una, più democratica, legge delega che, a differenza del decreto permette al Parlamento una modifica del testo normativo.

A questo punto però ritroviamo le solite, vecchie parti. In sintesi:

  • Ferdinando Casini, leader dell’UDC, ritiene che “Se continua così prima o poi il Governo entra in crisi e sarebbe un atto di irresponsabilità allo stato puro”
  • Angelino Alfano, segretario del PDL, teme che sotto la spinta di CGIL e PD la riforma finisca per essere annacquata sul lato dell’art.18
  • Susanna Camusso, segretaria generale della CGIL, afferma “la partita non è chiusa: la mia previsione è che continuerà un movimento molto serio che premerà sul Parlamento affinchè cambi”

In sostanza rimangono tutte e tre legate alle loro posizioni. L’accordo sembra ancora più lontano.

La mia opinione a questo punto comincia a vacillare e mi chiedo: il premier sta forse vendendo all’estero un prodotto scadente? Ma se io fossi un investitore straniero, magari con i natali in Italia, investirei nel nostro Paese? E mi rispondo che in democrazia è difficile far andare tutti d’accordo: è più che normale.

A questo punto volto pagina e leggo l’articolo di cui vorrei parlare oggi in questa sede e che mi ha fatto letteralmente cadere le braccia:

“Sanità, Province e pubblico Impiego: La guida ai tagli mai applicati”

L’articolo di Sergio Rizzo a pagina 11 tratta di argomenti che, a più riprese, tornano sempre sui nostri quotidiani: i tagli alla spesa pubblica, l’aumento delle tasse e l’efficienza della Pubblica Amministrazione con cifre e numeri che, se attendibili, rendono l’immagine del nostro Paese tutt’altro che vendibile all’estero.

Altre tasse, dopo l’inasprimento delle aliquote massime dell’Irpef, l’incremento delle addizionali locali, la reintroduzione dell’imposta sugli immobili, il rincaro delle accise sulla benzina e un primo aumento dell’Iva

L’inizio dell’articolo è tutt’altro che rassicurante.

Eppure mi sembrava di aver letto (http://www.rivistafiscaleweb.com/2012/02/evasione-fiscale-task-force-di-monti.html) che era intenzione del nostro Presidente del Consiglio diminuire la pressione fiscale sui contribuenti grazie ai proventi derivati dai vari blitz effettuati a Cortina e Napoli (http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=181529&sez=NAPOLI).

Evidentemente mi sono sbagliato.

Continuando con la lettura dell’articolo apprendo che la situazione è ancora più grave di quella che immaginavo:

[…] il Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ha confermato le previsioni del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, pronosticando per la pressione fiscale il rapido superamento della soglia del 45%. Saremo i più tassati d’Europa dopo danesi, belgi e svedesi, però con un livbello dei servizi decisamente inferiore […]”

Seguono una serie di dati che riassumo qui sotto:

  • la macchina pubblica utilizza 800 miliardi l’anno
  • 200 miliardi l’anno in mano alle Regioni
  • 15 miliardi l’anno per le Province
  • 2000-2008 la spesa per le retribuzioni lorde dei dipendenti pubblici è lievitata del 40% oltre al fatto che il numero dei dipendenti pubblici è ancora salito del 2,5% a causa delle assunzioni a tempo determinato

Leggendo l’articolo seguente a pagina 13 apprendo anche che l’italiano medio, a fronte di un reddito di 1200 euro lordi al mese, si vedrà trattenuti ulteriori 51 euro in un anno, a partire dallo stipendio di marzo, e, se il Comune ha già stabilito l’aumento dell’Irpef comunale, la trattenuta potrà arrivare fino a 98 euro (sempre annui).

Detto questo vorrei ricordare al Governo tecnico non solo che la sovranità appartiene al popolo, ma anche che, finito il suo mandato, nonostante non sia stato eletto dagli italiani, dovrà comunque rendere conto a loro, cioè a noi, del suo operato.

Alessandro

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